Scopri come aumentare il business creando falsi ricordi

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Falsi Ricordi

Falsi Ricordi

Spesso articoli divulgativi e pseudo scientifici ci fanno credere che la nostra mente sia un registratore dalle capacità infinite che memorizza ogni singola informazione con cui entriamo in contatto e che, con le corrette modalità, siamo in grado di riprodurre fedelmente quanto immagazzinato.

Niente di più falso: non solo perdiamo dettagli della nostra memoria per sempre  ma alteriamo i ricordi anche in funzione delle esperienze successive a cui siamo esposti. L’aspetto assume un senso se si pensa che le finalità della memoria rispondono alla logica “darwiniana”: si memorizzano le informazioni al fine di garantire scelte future più funzionali alla sopravvivenza e non per il fine ultimo di ricordare.

A partire dai primi anni ’70 una psicologa forense, Elizabeth Loftus, sconvolta dall’inaffidabilità dei testimoni in tribunale, condusse alcuni esperimenti divenuti celebri che dimostrarono l’esistenza dei falsi ricordi e su come generarli artificiosamente.

In un primo esperimento la Loftus mostrò a delle persone alcuni filmati dalla durata di pochi secondi che riproducevano un vero incidente stradale tratto dagli archivi della polizia. Al termine di ciascun filmato i soggetti dovevano rispondere ad una serie di domande specifiche, all’interno delle quali si nascondeva la domanda cruciale: stimare la velocità delle automobili al momento dell’incidente.

Riscontrò incredibilmente che la velocità percepita variava in funzione degli aggettivi che componevano la domanda chiave.
In altre parole, se la domanda chiedeva a quale velocità andavano le due macchine quando si erano “toccate”, la risposta media era di 31,8 miglia orarie, se si utilizzava la parola “scontrate” le persone indicavano una velocità media di ben 40,8 miglia. Dunque più gravemente veniva descritta la situazione, maggiore era la velocità che essi “ricordavano”.

In un secondo esperimento, la Loftus mostrò il filmato di un’auto proveniente da una strada laterale che si immetteva su quella principale senza rispettare il segnale di precedenza e causando un incidente.

Quando, ad un gruppo di partecipanti, nel questionario che seguiva la visione del filmato veniva domandato:

“Quale era la velocità dell’auto quando è arrivata allo STOP?”

e immediatamente dopo:
“Avete visto che l’auto aveva il segnale di STOP?”

ben il 53% degli intervistati rispondeva affermativamente a quest’ultima “ricordando” un inesistente segnale di stop. Al gruppo di controllo, a cui non veniva somministrata la prima domanda, solo un numero assai ridotto di persone dichiarava di aver visto il fantomatico segnale di stop.

Era bastata una domanda trabocchetto, che subdolamente dava per scontato l’esistenza del segnale stradale mentre distraeva l’attenzione concentrandola sulla velocità dell’auto per imprimere nella mente falsi ricordi. Questa tecnica, molto potente è detta delle False Presupposizioni ed è in grado di generare ricordi alterati permanenti.

Naturalmente queste tecniche possono essere utilizzate proficuamente anche ai fini del business . Se, e fino a che punto sia lecito utilizzarle per generare falsi ricordi, dipende molto anche da aspetti etici.

 

Fonti:

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PierAngelo Suardi

Nato a Milano nel lontano 1970. Una Laurea in economia aziendale in Bocconi presa tanti anni fa e attualmente studente in Psicologia presso l'Università di Padova. Sono stato imprenditore, consulente e dipendente; lavoro nel mondo del business in Internet dal 1997. Sono inoltre appassionato di fotografia.

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