La Personal Branding ai tempi di Hitler

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Il Grande DittatoreA volte si è quasi portati a pensare che la personal branding sia un’attività nata con Internet ed i social network. In realtà essa, insieme alla più generale attività di propaganda, è sempre stata utilizzata in passato da uomini di potere per consolidare la propria immagine. Ad esempio, Adolf Hitler deve sicuramente parte del successo politico alla personal branding che ha portato, per la sfortuna del mondo intero, un “caporale austriaco” a conquistare la Germania.

Già a partire dal 1922 Hitler si era dotato di un fotografo ufficiale, Heinrich Hoffmann, nel cui studio tra le altre cose conobbe Eva Braun che diventerà in seguito prima compagna e poi moglie nell’ultimo giorno di vita. Hoffmann scattò decine di migliaia di fotografie non solo in ambito ufficiale ma anche privato. Hitler considerava così importante questo materiale, da metterlo al sicuro in appositi bunker per evitare che venisse distrutto dai bombardamenti.

Più di ogni altro leader, il dittatore tedesco vide nella fotografia e poi anche nel cinema, con la regista Leni Riefenstahl, un mezzo per costruirsi giorno dopo giorno l’immagine stilizzata del Fuhrer che ha trasmesso al mondo.  Celebre è il film di propaganda “Il trionfo della volontà” del 1935 nel quale la Riefenstahl documenta il Raduno di Norimberga del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori. Ed è i impossibile non citare Olympia, il film del 1938 incentrato sulle Olimpiadi di Berlino che si erano svolte due anni prima.

Hitler era molto attento che a tutte le uscite pubbliche fossero presenti fotografi ad immortalarlo e provava a lungo i suoi discorsi e le “pose” più accattivanti. In particolare “si mostrava in pubblico di preferenza con abiti scuri e faceva sì che, ovunque si trovasse, ci fossero bambini”.

La Personal Branding di Hitler era parte del più generale progetto di propaganda. Di seguito alcune frasi, che ritengo significative, tratte dal libro di Eugenia Vezzelli su Goebbels, ministro della Propaganda:

…la massa in sé è pigra, resta attaccata alle vecchie abitudini e non pone mano volentieri, da sé, agli scritti se, se questi non rispondono a ciò che essa crede e non contengono ciò che essa spera. Quindi uno scritto di determinata tendenza è, per lo più, letto solo da chi ha già simpatia per quella…

…Ben altrimenti avviene con il foglio volante “parlato” (il volantino). Soprattutto se è distribuito gratis…tanto più volentieri se nella soprascritta viene trattato con figure un tema di cui tutti si interessano…perché il foglio volante non può altro che attirare l’attenzione su una cosa… Un foglio volante o un manifesto può, grazie alla sua brevità, sperare di trovare per un istante attenzione presso chi è di un altro parere. Maggiori prospettive possiede l’immagine in tutte le sue forme, compreso il film…

Trovo sbalorditiva la modernità di questi pensieri: potrebbero provenire dallo staff di un politico attualmente in campagna elettorale!

Se sei interessato ad approfondire questo argomento, consultare il testo “Goebbels Principles of Propaganda” di Leonard Doob (Oxford University Press, The Public Opinio Quaterly, Vol. 14 N. 3, 1950) e leggere il già citato libro di Eugenia Vezzelli: “Joseph Goebbels. Modelli e forme di propaganda nel Terzo Reich”, 2007 Prospettiva Editrice.

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PierAngelo Suardi

Nato a Milano nel lontano 1970. Una Laurea in economia aziendale in Bocconi presa tanti anni fa e attualmente studente in Psicologia presso l'Università di Padova. Sono stato imprenditore, consulente e dipendente; lavoro nel mondo del business in Internet dal 1997. Sono inoltre appassionato di fotografia.

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