Smart Working: le Problematiche

Da una settimana moltissimi lavoratori delle regioni colpite dal CORONAVIRUS, incluso il sottoscritto, hanno dovuto attuare “dall’oggi al domani” lo smart working da casa.


Questo aspetto mi ha riportato alla mente la mia tesi di laurea di organizzazione, scritta quasi un quarto di secolo fa ed incentrata sul telelavoro.

Ho pertanto deciso di condividere una serie di riflessioni emerse allora ed ancora attuali proprio perché hanno a che fare poco con la tecnologia (che è cambiata parecchio) e molto con gli esseri umani che invece sono cambiati assai poco.


Una doverosa premessa: per le finalità di questo articolo, considererò telelavoro e smart working come sinonimi, ma in realtà i due concetti non sono propriamente identici. Allo stesso modo considererò il telelavoro come modalità di “lavoro da casa”, ma in realtà questa è solamente una delle tante possibili. Purtroppo l’unica che ci concede attualmente il virus…

 

LAVORARE DA CASA E’ INNATURALE?

Per migliaia d’anni, gli uomini hanno identificato il luogo di vita con quello di lavoro. Prima della rivoluzione industriale, la bottega artigiana, il lavoro nei campi e lo studio del professionista, costituivano il modello più diffuso di organizzazione del lavoro.

L’avvento della rivoluzione industriale, soprattutto alla fine dell’Ottocento, modificò radicalmente questo “modus operandi”, imponendo la separazione del luogo di lavoro da quelli deputati alle altre attività umane.

Questo causò non pochi problemi che vennero accettati solo grazie allo stato di necessità degli operai ed imposti spesso con duri provvedimenti disciplinari.

Ma, una volta accettato, il nuovo modo di lavorare si trasformò subito in abitudine consolidata.

Attualmente, una grossa percentuale di lavoratori non sono addetti alla produzione ma occupano altri ruoli all’interno della realtà aziendale e le attrezzature d’ausilio a queste attività sono per la maggior parte a “produttività individuale” (il computer con accesso a Internet e un telefono anche cellulare).

Tutte condizioni queste che avrebbero già consentito da tempo un ritorno al lavoro a casa. Ma vi sono rilevanti problematiche di tipo organizzativo e sociale che vanno considerate. Vediamole insieme.

 

PROBLEMATICHE PER L’INDIVIDUO

L’organizzazione di un “ufficio in casa” non è così semplice come potrebbe sembrare a prima vista: non basta calcolare lo spazio per il PC e avere la connessione ad Internet “veloce”.

  • Occorre un’area ben definita all’interno dell’abitazione adibita all’uopo. Tale spazio deve essere “psicologicamente” separato dal resto dell’abitazione. Nel panorama architettonico delle grandi città italiane, questo è un lusso che non tutti i telelavoratori possono permettersi ma è fondamentale per un lavoro sereno ed in efficienza. Lo spazio separato serve sia al telelavoratore ma anche e soprattutto come “barriera” per le altre persone che convivono in casa (es. figli o genitori anziani).

  • L’ufficio tradizionale non è solamente un posto di “fatica e sudore”, ma adempie anche il ruolo di favorire la socializzazione. Si parla fra colleghi, si prende insieme un caffè… Tutto questo non è possibile fra le mura domestiche e può portare a fenomeni di depressione causati dal senso d’isolamento.
  • Si rischia la perdita di status (ufficio bello, segretaria)

  • Risultano minori le possibilità di scambi di esperienze…nonostante le accresciute possibilità telematiche degli ultimi anni.

  • Ulteriori sgradevoli conseguenze possono essere la progressiva “marginalizzazione” del telelavoratore con ostacoli oggettivi all’avanzamento di carriera e di retribuzione.

  • Per ultimo, il telelavoratore corre il rischio di sfruttamento con il ricorso continuo a straordinari non retribuiti.

 

PROBLEMATICHE PER L’AZIENDA

Per quanto concerne l’azienda esistono molteplici problemi di tipo organizzativo a gestire il telelavoro a casa.

  • il telelavoro mette in crisi la gerarchia tradizionale, imponendo un controllo sui risultati anziché sul processo e rendendo ridondanti alcune categorie professionali ad esso adibite o riducendo in modo molto evidente la loro influenza. Ciò provoca ovviamente delle grosse resistenze al cambiamento.

  • Se oggigiorno ogni lavoratore ha presumibilmente accesso ad Internet da casa, vanno comunque previsti i costi connessi al mantenimento di un servizio d’assistenza hardware e software da effettuarsi a domicilio dei lavoratori sparsi su tutto il territorio nazionale.

  • E’ forte il rischio di una riduzione dell’identità aziendale e della fedeltà ad essa (doppi lavori, uso improprio delle attrezzature).

  • La difficoltà a proteggere adeguatamente le basi di dati aziendali necessariamente condivisi può essere un’ulteriore forma d’impedimento.

  • L’adozione del lavoro da casa, richiede uno studio organizzativo molto complesso, la messa in discussione della cultura aziendale preesistente e la vincita delle abitudini oramai radicate (che si manifestano sotto forma di pregiudizi) di un lavoro in ufficio.

  • Sono necessari corsi d’aggiornamento professionale e strutture di sostegno: tutte cose che hanno costi spesso molto elevati.

Per questo motivi, le aziende che hanno attuato il telelavoro negli anni, hanno sovente adottato una politica mista: alcuni giorni in ufficio, altri a casa.

Sono inoltre previsti pressoché ovunque corsi di riqualificazione e riunioni aziendali volte a favorire la socializzazione fra i colleghi e a rinforzare la fedeltà all’azienda.